2003 - LUDOVICO MAGGIORE

Interprete di un mondo quotidiano, indagato con schivo fervore, Biagio Magliani immette anche negli aspetti più banali e dimessi della realtà una vena segreta di silente poesia. L’attenzione per le cose, sorretta da una pennellata precisa e vibrante di luce e da un magistrale governo della composizione, presenta sempre, nell’opera di Magliani, il valore di una recondita meditazione sull’inafferrabilità del reale, una violenza enigmatica che riscatta e trascende il dato puramente oggettivo. Accostate con il rigore impeccabile della più gratuita casualità, isolate in uno spazio morbido e rarefatto, avvolte nella remota magia del silenzio, cibarie e suppellettili assumono così una configurazione quasi “metafisica”, un evidenza assorta e sospesa che invade come un’illuminazione mistica la sensibilità dell’osservatore.
Questa nota di intima e pensosa adesione sentimentale, assegna a Magliani un ruolo di primo piano nella compagine artistica contemporanea.