2015 - MARIA PIA CAPPELLO

Ricordi, poesia, natura, sono il trittico delle leggiadre pennellate dell'artista salentino Biagio Magliani. I soggetti preferiti sono nature morte, fiori, antichi utensili da cucina ma é soprattutto l'ulivo che primeggia nelle sue tele. Testimone millenario, immagine archetipa e universale, in ascensione perso il cielo, l'albero lega l'uomo alla natura ma é anche il simbolo della libertà artistica, la capacità di pensare mondi possibili e alternativi, di evadere e trasferire la nostra caotica e complicata epoca nella bellezza primordiale e pura della natura incontaminata. Come negli ulivi secolari dai tronchi attorcigliati, scavati, con ampie piantane, radici a vista, erba e fiori, l'artista rimane avvolto nei vortici dei pensieri e dell'immaginazione poetica, dipingendo le sinuosità che si nascondono nella impenetrabile, dura e variegata corteccia: metafora della vita umana. Infatti, si intravedono numerosi simbolismi: le radici sostengono l'albero e quindi l'intera umanità in quanto sono mediatrici tra il mondo sotterraneo e il cielo; i rami raffigurano la cosmica protezione, le foglie rappresentano la vita che si rigenera continuamente; i fiori esprimono la bellezza fugace, l'incanto fuggevole di pochi istanti, ma anche i vari sentimenti: dalla passione all'amicizia, dall'amore alla gelosia, dalla nascita alla morte. Inoltre, intrecciando tronchi e rami, Magliani trasmette una armonia universale che deriva dalla precisione e abilità pittorica e dal sogno poetico, evidente nell'empirico movimento delle foglie che ricorda Rabindranath Tagore: "La foglia di un albero é lo sforzo senza fine della terra di comunicare con il cielo". Magliani é quindi sia un platonico della fantasia che della scientifica realizzazione artistica perché, descrivendo un mondo reale ma elaborato dalla immaginazione, descrive con abilità tecnica e intima riflessione, le molteplicità e le difficoltà dei percorsi affrontati dagli uomini, ricordando H. Hesse: "Gli alberi sono predicatori assidui, uomini forti e solitari, come Beethoven, come Nietzche, non predicano dottrine, predicano la legge primigenia della vita". Bisogna sottolineare che gli ulivi destano forte sensazione: tutto sembra essere scolpito dal tempo, dai secoli; intorno si intravedono cieli tersi oppure spumeggiati da timide nuvolette. In questa armonica composizione i dipinti di Magliani appaiono come la splendida metafora della vita umana, colta nella pienezza della propria varietà e profondità dei sogni, ricordando A. Merini: "Ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano e diventano sogni". Infatti, sono alberi sviluppati nel tempo e nello spazio, modificati da eventi meccanici, fisici, umani, chimici. Gli ulivi intrecciati come amanti e possenti hanno, in basso, terra, muschio e pietruzze che si attaccano alle loro radici. L'intrico di rami penetra e attraversa i nostri pensieri nei meandri delle contraddizioni, limiti e speranze, collegandosi a E. Montale: "...ti dileguasti in quel nimbo di vischi che il tuo cuore conduce nella notte del mondo, oltre il miraggio dei fiori del deserto". Applicando luci, chiaroscuri e precise regole prospettiche dipinge le nature morte che sono un altro tema caratteristico della sua arte pittorica. Le scene sono composizioni di una vita antica e sempre presente nei ricordi, inglobate in storicità di grandi contenuti umani. Se R.M.Rilke diceva che le opere d'arte "sono di una solitudine infinita", noi possiamo asserire che le tele di Magliani riflettono un senso di solitaria contemplazione: i poetici silenzi si sviluppano nel raccolto intimistico dell'artista e si inglobano nell'intera scena, ricordando i versi di J.Keats: "Solitudine, se vivere devo con te, sia almeno lontano dal mucchio confuso delle case buie; con me vieni in alto, dove la natura si svela...veglia con me, dove i rami fanno dimore". Inoltre, incarnandosi nella forma del figurativo come specchio della realtà esistenziale, Magliani elabora sulla tela le immagini e i ricordi che lo commuovono, contemplando nostalgicamente i luoghi natii e gli oggetti quotidiani del passato, collegandosi a Cicerone "Vita in contemplatione et cognitione posita rerum sapiente visa est dignissima". Considerando sia la percezione visiva che le dimensioni artistiche, Magliani crea quindi una idilliaca corrispondenza e interconnessione tra uomo e natura, rappresentando il carattere ciclico della storia ma anche testimoniando eternamente le culture antiche che sono le radici delle nostre generazioni. Se Oscar Wilde diceva che l'arte "crea nell'ascoltatore, come nello spettatore, una forma di divina follia, rende ispirati. L'arte é una passione, il pensiero é colorato dall'emozione", noi possiamo affermare che gli oggetti e gli alberi rappresentati da Magliani presentano il loro aspetto iconico ma hanno lo scopo di denotare se stessi in una arte elevata che deriva dalle teorie dell' "art pour l'art".